Mio nonno aveva come cliente abituale un professore di matematica, sulla cinquantina, che ogni tanto provava l'irrefrenabile impulso di incularsi un giovinetto.
Ricordo che ogni tanto il caro professore finiva denunciato dalla famiglia di turno e mio nonno provvedeva a difenderlo.
Ovviamente difendere un colpevole, almeno allora, voleva dire che lui finiva in carcere lo stesso, ma si evitava che la pena diventasse una vendetta.
Doveva tendere a rieducare il condannato.
In teoria dovrebbe farlo anche oggi.
Con il professore non funzionò: semplicemente la cella non gli fornì alcuna riabilitazione. Morì alcuni anni dopo all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario.
Mio nonno vedeva questo caso come un fallimento del sistema giudiziario, incapace di "curare" questo problema.
Oggi, a distanza di venti anni, il problema è risolto.
Il carcere non ha più alcuna funzione rieducativa, un po' perché è sovraffollato, un po' perché chi ne trarrebbe beneficio non vuole andarci e riesce facilmente ad evitarlo.
Oggi il carcere è vendetta della società.
Infatti quando qualcuno esce dal carcere, fosse anche dopo trent'anni, i giornali sono subito pronti ad intervistare la famiglia delle vittime che si dice "allibita" della messa in libertà del carnefice.
Nessuno gioisce che queste persone abbiano risolto il loro debito con la società e siano, in un modo o nell'altro, pronte a far parte ancora del mondo dei vivi.
Perché non ucciderle subito allora?
Poi ci sono quelli che non ci vogliono andare in carcere.
Quelli che corrompono, che organizzano attentati, che sono collusi, che pigliano tangenti, che vanno con le minorenni, che non si limitano a commettere crimini.
No, legalizzano il crimine stesso.
Un tempo il delinquente che voleva fare una rapina aveva in testa due cose: evitare di essere preso e godersi i soldi dopo.
Oggi il rapinatore ha tre cose in testa: evitare di essere preso, godersi i soldi dopo e far credere a tutti che ha fatto una cosa sacrosanta.
E questo è un crimine doppio perché qui si fa proselitismo.
Il caro professore si inculava i bambini, ma mica spiegava alla gente che era normale e anzi ci provassero anche loro. E che la magistratura che lo voleva in carcere in realtà era corrotta e non sapeva cosa si stava perdendo.
Oggi i criminali non li rieduchiamo. sono loro che rieducano noi.
E noi lo consentiamo perché in cuor nostro nessuno è onesto.
Diceva un professore di diritto penale all'Università che gli italiani sono formati da un 20% di persone che delinquono a prescindere;
un 10% che non delinque perché sa che è sbagliato.
Il restante 70% non delinque solo perché esiste il codice penale.
Stiamo abolendo il codice penale.
PURTROPPO hai ragione.
E' il solo, amaro, commento che mi viene da fare.