quando ho saputo che c’eri ho avuto paura.
inutile negarlo, perché sarebbe una falsità.
paura di noi, paura del domani, paura di non farcela, di non essere pronto. paura che la casa fosse troppo piccola e noi troppo disordinati, paura di non avere abbastanza denaro, paura di non saperti tenere in braccio, paura di farti male, paura delle scale, paura della gente, paura del freddo in inverno e del caldo d’estate, paura di non fare più l’amore come prima, paura delle malattie, paura di invecchiare o che gli altri mi vedessero più vecchio.
questo è crescere, mi sono detto. ora basta. cresci.
così sei nata tu.
e sarebbe falso dire ora che è stato tutto facile.
non è stato difficile, questo si.
ma siamo stati e siamo svegli diverse ore a notte, alle volte stai male e non sappiamo bene perché, certe volte non mangi e ci preoccupiamo. Non sappiamo mai se ti abbiamo coperto troppo o troppo poco. non sappiamo se stai giocando con cose pericolose o con cose noiose.
siamo forse più invecchiati, più stanchi, più nervosi e la gente per strada mi sta ancora più sulle palle di prima (ed è tutto dire).
Costruire. Come il 21 marzo, come il primo abbraccio, come una matita intera, come la primavera.
Nessuno dice che sia facile, o che non faccia paura.
Ma è dannatamente, meravigliosamente, fottutamente bello.