Eccomi qua, eccoci qua, eccoti qua.
Noi, Io, Tu, Lei, Loro.
Eccoci dopo un percorso lungo un discorso, largo una parola, profondo una canzone.
Cresciuti, cambiati, ingrassati, stanchi, nervosi, arrabbiati, ansiosi, innamorati, felici.
E in un blog, dove tutto è cominciato, mi ci ritrovo ogni tanto a gettare cartocci di pensieri con la speranza di conservarli intatti e ritrovarli qui, tra le righe di una canzone, tra le riMe di una canzone, e poi ritrovarli a casa.
ogni sera.
al mio ritorno.
Sfilo le scarpe in silenzio nel corridoio e fisso il tavolo vuoto, la cucina immersa nel buio.
Appendo la giacca alla prima sedia, mi slaccio la cravatta, guardo Lorelein che mi saluta rotolandosi.
e ricambio.
poi salgo le scale e vedo una stanza chiusa, il Tuo rifugio, il Suo rifugio.
Sorrido.
E ripenso alla nostra prima notte in un letto singolo in una casa molto fredda.
Poi ricordo Ferrara, in una stanza avvolta dal caos e un futon coi pallet.
E le luci rosse da comodino prese all'Obi.
Una tenda color petrolio.
Sorrido.
Sei dentro la stanza, la Sua stanza e non esci.
Mi avrai sentito?
Sai che sono qui?
Si, lo sai.
lo sapete.
Mi aspettate.
Intanto la Guendalina reclama il suo cibo, lei reclama sempre il cibo.
E il cano, che te lo dico a fare.
Mi spoglio in cameretta, ripongo i vestiti nell'armadio, arrotolo la cintura.
Poi mi vesto con la tuta da casa.
Torno in corridoio, la porta resta chiusa.
Scendo in cucina, preparo la cena o mangeremo troppo tardi.
Apro i cassetti, spalanco il frigo, e accendo i fornelli.
Sky.
Comincio ad apparecchiare.
Ogni tanto fisso le scale, la cima delle scale.
Ma non scende nessuno.
Ad un certo punto mi viene pure il sospetto che non ci sia effettivamente nessuno.
No, è impossibile.
Ci siete, lo so.
La ventola della cappa aspirante fa un rumore esagerato per il suo compito.
Le tovagliette rotonde dell'Ikea.
I piatti.
Le forchette.
I coltelli.
Qualcosa bolle, qualcosa bolle sempre.
E allora sarà pasta, forse. o riso. magari.
Ad un certo punto lo sento.
Il rumore della porta, lo riconosco come i gatti.
E vi sento, finalmente, scendere le scale.
Siete una in braccio all'altra e mi salutate.
Sorrido.
Siamo una famiglia.
E se questo sembra un racconto triste, sappiate che non c'è niente di più felice di una normalità come questa.
si cresce.
Visto? non era poi così difficile.

Se andrete a Firenze