Di notte, con la testa a pochi pugni dalla falda del tetto, Pru sente una serie di sordi tonfi provenire dal basso.
Ogni volta cerca di farmeli ascoltare, dice “eccoli!”. E io nego.
Siamo sdraiati sul letto e Neve è accanto che già dorme, quindi non credo sia lei a generare questo rumore che assilla mia moglie.
Eppure due sere fa, mentre Pru già dormiva e io stavo ancora con la televisione accesa, senza audio, d’improvviso li ho sentiti.
Ho fatto un piccolo balzo in coincidenza del colpo iniziale e poi sono rimasto fisso, immobile, ad ascoltare il lento cadenzato ritmo dei successivi.
Da un lato ero tentato di svegliare Pru e confermargli che non stava diventando una signora del tempo schizofrenica con manie di grandezza, ma mi sarebbe dispiaciuto. Oltretutto il suo piano per distruggere l’universo è ad uno stadio piuttosto avanzato e rimandare tutto quel plutonio indietro potrebbe causarci un dissesto finanziario che non possiamo permetterci. Abbiamo famiglia adesso.
Quindi ho cominciato a cercare una spiegazione di quel moto perpetuo e ritmato di tonfi: il vicino che si dedica alla batteria durante la notte, non pago di suonare la chitarra di giorno e fumare panini con gli amici la sera; il dottore dello studio medico al primo piano che nell’oscurità utilizza macchinari scientifici per riportare in vita creature inanimate come blocchi per gli appunti, stetoscopi e lettini infermieristici; il Cano che sta finendo le prove per il suo musical ispirato al film “Le ali della libertà” ed è di nuovo rimasto incastrato nelle fogne.
Poi però, dopo i pensieri molesti, ho avuto una rivelazione. Una roba seria da padre, segno che ormai non dico che sono cresciuto, però stiamo un pezzo avanti: il moto di rivoluzione che giunge al termine.
Dallo scorso 8 aprile infatti è quasi passato un anno (questa è un’informazione risibile che poteva benissimo fornirvi il vostro calendario accanto al frigo o il datario in basso a destra sul monitor del pc) e la terra si sta lentamnte riposizionando sullo stesso punto in cui era, manco a dirlo, l’anno scorso.
Questo causa il progredire delle stagioni, il maturarsi delle fragole e la seria diminuzione nella nostra voglia di lavorare.
Ma soprattutto, da un anno a questa parte, il moto di rivoluzione che ha investito la nostra vita ha l’aspetto di una piccola gnometta bionda, dagli occhi verdi che risponde, quando vuole, al nome di Neve.
Il suo giro è giunto al primo compimento, o, per dirla in parole più semplici, sta per festeggiare il primo anno di età.
Io l’avevo avvisata: avrebbe vissuto in una casa caotica, disordinata, pelosa e felina. Lo dicevo con la segreta speranza che migliorasse le cose, che ci costringesse a tenere quantomeno un decoro. Illuso.
Con lei casa nostra è caotica, disordinata pelosa e felina più di prima. La meraviglia è che questa disastrata miscela condisce le nostre vite di felicità.
Così, forse, nel giorno del tuo primo moto di rivoluzione, arriverà anche un nuovo viaggio.
Dopo cinque anni cambiamo isola, ci spostiamo al caldo verso zone magari più boschive e più selvagge, dove vedrai il tuo primo scoiattolo e tenterai la tua pedalata iniziale.
Ma avremo tempo per parlarne, attendiamo la fine di questa ellittica che ci fa sobbalzare la notte, con tonfi sordi regolari.